Laore Sardegna, Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura, ha organizzato 9 incontri: “Sardegna nel calice” sulla biodiversità dei vini durante la manifestazione Slow Wine Fair 2025.
Il tema era la “scoperta dei vini sardi secondo natura, buoni, per il palato, giusti per la terra”, un’opportunità per conoscere le cantine sarde.
Uno di questi incontri aveva come oggetto: “Vini e la biodiversità isolana. Degustazione guidata di vini in abbinamento con i formaggi ovini e caprini dei pascoli sardi”.
Perché biodiversità nei vitigni e nei vini sardi?
La Sardegna è terra di forti identità e contrasti con complessi ecosistemi che si manifestano anche nella grande varietà dei vitigni e dei vini.
La biodiversità enologica si esprime nei suoli costituiti non solo da granito (il substrato prevalente) ma anche da scisti e basalti, nell’ambiente poco antropizzato, nel clima, nei vitigni e nel fattore antropico.
In Sardegna due sono vitigni ubiquitari: il Cannonau e il Vermentino seguiti da quelli territoriali come ad esempio: Carignano del Sulcis, Cagnulari, la Malvasia a Bosa, la Vernaccia a Oristano.
A questi vitigni si sommano quelli locali, allevati in microaree, dai nomi fantasiosi, talvolta sinonimi che sono stati oggetto di studi finanzianti dalla Regione Sardegna per verificarne le attitudini enologiche.
Gli studi, condotti con i contributi di Agris Sardegna, del CREA-ENO di Asti e del DBTB (Università di Milano-Bicocca), hanno individuato 32 vitigni locali autoctoni.
Tra i 32 vitigni si citano il Cannonau bianco per l’Ogliastra, la Granatza per la Barbagia, il Pansale per la Baronia, il Girò del Mandrolisai, il Lacconargiu per il Sulcis.
L’incontro è stato quindi, l’occasione per degustare alcuni vini vinificati con queste varietà in abbinamento con formaggi ovicaprini.

Note di degustazione
Barbagia Bianco IGP, Ispavillu, 2024, Cantine di Orgosolo srl, Orgosolo
Vinificato con uve Granatza/Granazza coltivate sulle colline sabbiose attorno Orgosolo, vendemmiate anticipatamente per evitare alcolicità elevata.
Ispavillu in dialetto definisce una persona arguta, svelto di pensiero traslato sul vino indica agilità e freschezza.
Vino dal colore giallo paglierino, brillante, dai profumi sorprendenti di erba tagliata, fieno, frutta secca, con un sottofondo di sentori fruttati e floreali, al sorso è complesso, fresco con una nota sapida nel finale.
In abbinamento è stato servito un formaggio di capra a pasta molle con crosta fiorita bianca. Formaggio cremoso, dalla pasta adesiva, con aromi lattici, sentori di sottobosco e animali dovute al latte di capra e una sfumata nota ammoniacale dovuta alla muffa presente sulla crosta.
Isola dei Nuraghi IGP Bianco, Panzale, 2021 , Az. Agr. Berritta, Dorgali
Vinificato con uve Pansale (Monica bianca) allevate su suoli sabbiosi da disfacimento granitico, vendemmia anticipata manuale in cassette, vinificato e affinato in acciaio, non filtrato, certificato biologico.
Paglierino carico, si apre con eleganti ed evidenti sentori di frutti bianchi (pesca), floreali (fiori di ginestra) e note balsamiche e di macchia mediterranea. Al palato è complesso, buona struttura, sapido e persistente.
In degustazione è stato proposto è un tronchetto di capra fresco, spalmabile, prodotto con cagliata lattica, dalle leggere note animali dovute al latte di origine, in bocca adesivo, dolce.
Ogliastra IGP Bianco, Karamare, 2023, Az. Agr. Pusole Lorenzo, Baunei
Prodotto con uve Cannonau Bianco (Sinnidanu) impiantate su terreno granitico-argilloso, macerazione sulle bucce e doppio passaggio per 6-8 mesi in barriques e tonneaux, certificato biologico.
Il nome Karamare, come cita il produttore, rimanda allo “sguardo verso il mare” delle viti.
Vino dal colore giallo paglierino con riflessi ambrati, bouquet complesso, sentori di macchia mediterranea e agrumate, note iodate, al sorso piacevole, sapido e leggermente minerale, con un finale persistente.
Accostata al vino, una ricotta affumicata di pecora con sentori lattici, note dolci e ovviamente evidenti aromi di affumicato.
Isola dei Nuraghi IGP Bovale, Bagadiu, 2023, Fradiles srl, Atzara
Vino da uve Bovale sardo (Muristellu) coltivate su suoli derivati da disfacimento granitico, vendemmia manuale, vinificato in acciaio e affinato in botti per 8 mesi.
Vino rosso rubino con riflessi granato, evidenzia profumi intensi di frutti maturi rossi e note speziate, leggeri sentori erbacei e balsamici, in bocca ricchezza in estratto e in alcool, complessità polifenolica, morbido, sapido e lungo.
L’ultimo formaggio è stato un pecorino canestrato a pasta dura con pepe inserito durante la lavorazione. Pasta dal colore paglierino, manifesta all’olfatto leggeri sentori di stalla, cuoio e sapore deciso, marcata sapidità e ovvie note pepate.
I vitigni autoctoni
È possibile ottenere esaustive informazioni su 11 varietà tra le quali Granatza, Cannonau bianco e Monica bianca (Pansale) scaricando on-line la pubblicazione “Alla scoperta dei vitigni ‘genius loci’ della Sardegna”, edito da Agris Sardegna in collaborazione con l’agenzia Laore. Per ulteriori approfondimenti sui vitigni coltivati nella Regione, Agris ha pubblicato il volume “Akinas. Uve di Sardegna”.
Bovale sardo
Due sono i vitigni con il nome “Bovale”: il Bovale sardo e Bovale grande, geneticamente distinti anche se sono entrambi di origine è spagnola. Bovale grande (Carignano) è sinonimo di Mazuelo, mentre il Bovale sardo corrisponde al Graciano. Corrispondenza suffragata dall’analisi del DNA: il Graciano è identico al Bovale sardo e al Cagnulari (Nieddu et al. 2007), somiglianza già segnalata nella descrizione ampelografica di Galet nel 2000. Non trova invece conferma l’eventuale ipotesi suggerita da alcuni studiosi di analogie con il Mourvèdre francese (J. Harding et al. 2012).
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